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Federico

facciamo un po' di strada insieme?

Federico

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Homo sum, humani nihil a me alienum puto
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Paola

May 20

Teorema del papero viaggiatore

Il primo teorema del papero viaggiatore (sfigato) recita così:
 
In trasferta, il livello di confort dell'hotel in cui si è alloggiati è inversamente proporzionale al numero di giorni di permanenza
 
Si tratta di un teorema ampiamente dimostrato nella mia esperienza, ed oggi ne sto vivendo l'ennesima dimostrazione.
 
Esiste anche il secondo teorema del papero viaggiatore, che si dimostra esattamente come il primo, e che recita:
 
Il livello di interesse dei luoghi in cui si soggiorna in trasferta è inversamente proporzionale al prodotto fra il numero di giorni di permanenza e la quantità di ore libere giornaliere a disposizione.
 
*******
 
Se non l'avete capito, sono arrivato a destinazione. Il viaggio è andato bene, sebbene estremamente lungo e soprattutto inframmezzato da pause in aeroporto eterne.
La destinazione e l'hotel, invece... beh, ne parleremo in un prossimo post. Di certo non sfuggirete alle cronache di viaggio!
 
Per quanto riguarda la destinazione, è Sac***, all'estremo sud della Corea (la posizione e il nome preciso, casomai vogliate venire a trascorrervi le vacanze, lo trovate sulla cartina di google earth qui). Il contest del post precedente è stato quindi vinto dalla Signora dei Sogni, non solo per l'esattezza (espressa in modo alquanto ambiguo, ai limiti del "regolamento") ma anche per la tempestività della risposta. Credo che la SdS abbia un allarme che suona ogni volta che c'è un nuovo post, perché di lì a qualche minuto, zac!, arriva il suo commento. :-) Grazie!
Complimenti anche a Lilla e Caffeina per la loro cultura nel campo dei cartoni animati, ma Caffeina è sempre la solita, che si rivende informazioni confidenziali...
 
E adesso, mentre voi andate a dormire, io vado a lavorare... Sperando che il mio fuso orario interno mi sostenga!
May 18

Viaggiando (note sui viaggi passati e programmi presenti)

Nello spettacolo d'arte varia della nostra (graziosa) comunità virtuale, io ormai sono quello che viaggia.

Credo di intuire come mai mi sia stata appioppata questa etichetta, e come vedete faccio di tutto (volontariamente o involontariamente) per mantenerla.

E’ una etichetta che non mi dispiace, perché viaggiare - vedere nuovi posti e gente nuova, ma anche soltanto stare su un aereo, vagare per aeroporti, dormire in nuovi alberghi - mi piace (come tutti ormai avrete capito, al di là di qualche lagna, il più delle volte zittita dai vostri improperi). Sempre meglio che lavorare, potrei dire parafrasando quello che si dice normalmente dei giornalisti.

Ci sono tuttavia viaggi che piacciono di più e viaggi che piacciono di meno, viaggi agognati e viaggi fatti per forza. Quello che sto per fare è uno di quelli di cui avrei fatto volentieri a meno, e per vari motivi.

Ma prima di parlare dell'ultimo viaggio, ho qualche noticina su quelli precedenti e sui post in cui li ho raccontati.

 

********

 

Quando l'altro giorno stavo scrivendo dei brasiliani, e dei luoghi comuni che li descrivono, riflettevo sul fatto che anche i napoletani sono spesso identificati tramite luoghi comuni antichi, che tuttavia resistono al tempo, e anche (purtroppo) da altri più recenti.

Fra l'altro, mi è venuto in mente un episodio che avevo dimenticato di raccontarvi, relativo al mio viaggio in Russia (ricordate la saga dei post dal titolo Korosho?).

Ero a una cena di lavoro durante la prima parte della trasferta, a San Pietroburgo. C’era con noi un’interprete, ottimo italiano e buona conoscenza (dice) dell'Italia.

Mi chiede: "ma tu di quale parte d'Italia sei originario?"

Io: "sono napoletano".

Pausa di riflessione, poi mi chiede: "ma canti?"

E io: "no"

Lei, sospirando e con l'aria di chi vede crollare le sue certezze: "sei napoletano e non canti..."

Mi sono sentito a disagio, più che altro per averla delusa. Ma sono rimasto anche in ansia per qualche minuto, aspettando le domande successive (che per fortuna non sono arrivate): "ma sai fare la pizza?", "suoni il mandolino?".

 

D'altra parte, la mia napoletanità (contestata da alcune amiche di blog, ma inequivocabilmente asserita dal mio passaporto) genera spesso qualche domanda o qualche commento, durante i viaggi, nel bene e nel male.

 

Come la volta che sono arrivato a San Diego, qualche mese fa, e l'impiegato dell'Autonoleggio, vista la mia provenienza dal passaporto (anzi, in  quel caso, dalla mia patente rosa di tessuto sfilacciato, che deve apparire come un documento veramente originale per un americano abituato alle "plastichette" magnetiche e chippate), ha cominciato a disquisire sulla situazione dei rifiuti in Campania mostrando grande competenza e partecipazione ("I read it on the Internet" mi ha detto), e provocando in me grande imbarazzo e una certa vergogna.

 

O come l'altra volta, all'immigrazione dell'aeroporto di Atlanta, dove c'era una mastodontica poliziotta di colore, la copia di Mamy di Via col Vento, che prende il mio passaporto, lo apre, comincia a sfogliarlo... "ecco - penso io - adesso comincia la solita sfilza di domande per giustificare la presenza di visti pakistani". Invece Mamy alza la testa, mi sorride placida e mi dice, col suo vocione e con un improbabile accento che neanche Caccamo di Teo Teocoli: "Ah! Si' napulitaaano! Braaavo!", e mi ha fatto andare.

 

********

 

Un altro passo indietro, tornando ancora una volta al viaggio a Rio.

Devo fare una precisazione (tecnica) riguardo le foto. Solo la prima (delle mie) è scattata con il cellulare (dovevo usarla per un mms), le altre sono scattate con la mia scarsissima compatta digitale. Ciò detto, mi sento ancora in dovere di ringraziare per i complimenti.

Il vostro gradimento del post (che io ritenevo tra i più noiosi e pesanti da me prodotti) è sicuramente esagerato, ma mi ha fatto piacere, specialmente perché fra quelli a cui è piaciuto c'è la mia ipercriticissima amica D., convitato di pietra di questo blog.

Ma ancora di più considero esagerati i complimenti alle foto, che ho fatto letteralmente alla cieca (ma mi viene un dubbio, non è che per questo mi sono riuscite???). Ma anche in questo caso mi ha fatto molto piacere riceverli, soprattutto perché arrivano da persone che le foto le sanno fare davvero. In particolare, la... bugia pietosa che più ho gradito è quella di Antonio (Amendolone). Non so se tutti voi conoscete Antonio, non so se tutti voi avete visto le sue foto: sono eccezionali. Che mi abbia onorato di un suo commento mi commuove! Grazie, Antonio... Sei troppo umano! :-)

Comunque non mi monto la testa, promesso.

 

********

 

E infine, veniamo a oggi. Mi stavo pregustando un'ultima settimana di maggio a Roma, per seguire una conferenza. Avrei avuto modo di rilassarmi, di sentire cose interessanti, di incontrare vecchi colleghi e personalità del mio campo... Avrei potuto anche, avendo una intera settimana a disposizione, cercare finalmente di incontrare gli amici di blog romani, un obbiettivo che mi sfugge da mesi e mesi.

Invece, colpo di scena degli ultimi giorni, sono in viaggio per tutt'altra destinazione, per un viaggio che mi porterà lontano e per parecchio tempo, e per fare un lavoro che non facevo più da un bel po'. In pratica, devo fare "il supplente" di un mio collega che è stato dirottato su un'altra destinazione.

In che nazione vado? Beh, ormai è tradizione che ci sia il quiz. Vediamo chi indovina. Vado in oriente, estremo oriente... Qui gli abitanti sono gialli e si mangia il riso. Io non vado nella capitale, ma vi facilito il compito con delle foto che si riferiscono alla capitale, città il cui nome, fra le altre cose, è legato anche ai giochi olimpici. Come al solito, ricchi (?) premi ai solutori.

Risposte ammesse entro lunedì sera. Chi sa, come al solito, taccia!

 

 

Ci sentiamo da lì!

 

Federico

 

May 14

Non ce la faccio proprio...

Sono stato chiamato in causa - dalla Signora dei Sogni - per partecipare a un meme avente lo scopo di suggerire al nuovo Governo una legge o una disposizione rivolta al bene comune.

Bene, io ci ho pure pensato per un po'. Ma non ce la faccio, non me la sento proprio.

Da un lato, la lista delle cose che un Governo dovrebbe fare in Italia è talmente lunga e anche talmente ovvia che il mio contributo mi sembra comunque inutile.

Dall'altro lato, e questo è l'aspetto più "bloccante", non riesco proprio ad astrarmi e a considerare la proposta da fare avulsa dal destinatario, cioé da questo governo che avremo per (almeno) i prossimi cinque anni. Chiamatemi fazioso e pieno di pregiudizi, ma personalmente credo che nessuno dei miei obbiettivi di cittadino possa essere soddisfatto da questo governo, e nei modi in cui questo governo opererà.

Tuttavia, continuo a sperare che i fatti mi faranno cambiare idea, anche perché credo che sprecare altri anni, nello stato in cui il nostro paese si trova, potrebbe portarci veramente al baratro.

May 11

L'Ingegnere di Rio

Vi sarete chiesti (o anche no) che fine aveva fatto il mio viaggio a Rio, di cui vi avevo promesso resoconto. Sono stato un po' preso, in questi giorni, e quindi ho avuto qualche difficoltà a cominciare il racconto del viaggio.

Se trascuro qualche problemuccio con la compagnia aerea con cui ho volato (per la cronaca era la TAP, compagnia di bandiera portoghese), si è trattato di un viaggio piacevole (pur nella sua brevità). Gli incontri di lavoro sono stati proficui, e ho anche avuto tempo per una giornata quasi intera di "turismo".

D'altra parte un viaggio a Rio è sempre piacevole, perché è un luogo carico di suggestioni, che solo a nominarlo evoca divertimento, allegria, bellezza. Il prezzo da pagare è al ritorno in ufficio: nessuno ha niente da dire quando vai a Islamabad (al limite ti guardano con commiserazione), tutti a guardarti e a commentare con sorrisetti compiaciuti e maliziosi quando torni (peggio se un pochettino abbronzato) da Rio de Janeiro. Date per scontate simili reazioni anche fra voi (già ne ho avuto ampie anticipazioni...), mi lancio nella nuda cronaca... beh, diciamo nella cronaca, che dire nuda già è troppo evocativo.

Ero già stato a Rio un paio di volte e sempre per periodi brevissimi, perché i miei giri brasiliani si sono quasi sempre concentrati su Sao José dos Campos, cittadina industriale vicino San Paolo della quale vi ho forse già parlato, e che è la quintessenza della bruttezza. Rio invece, nell'immaginario e per molti versi nella realtà, è un'altra cosa. E doversene tornare a casa lascia sempre un po' di dispiacere.

Come città, Rio de Janeiro non mi piace. Urbanisticamente è orribile. Un'accozzaglia di palazzi e costruzioni stilisticamente incoerenti, in massima parte moderne, piuttosto curate in alcuni quartieri eleganti, e piuttosto brutte nella gran parte della città. Sono presenti solo pochi rimasugli di palazzi e monumenti più antichi, completamente soffocati dal cemento, e talvolta restaurati in stile finto-coloniale vero-Disneyland. Le strade sono spesso intasatissime, i marciapiedi sconnessi e sporchi. Rio non è una città enorme come San Paolo, ma ha comunque diversi milioni di abitanti, e molti vivono in condizioni al di sotto della decenza. Questo comporta l'esistenza di periferie tristi e squallide, fino ad arrivare alle famose favelas, impressionanti baraccopoli dove le condizioni di vita non hanno nulla di umano.

Ma quello che rende questo posto unico non è l'opera dell'uomo, è quella della Natura, che prende un'ampia rivincita sulle brutture che l'uomo ha tentato di imporre. E' il fascino di un insieme inscindibile di mondo minerale e vegetale, di geologia e vegetazione, che entra nel tessuto urbano e nella vita della città e dei suoi abitanti, per caratterizzarla totalmente.

La morfologia di questi luoghi è unica. Rio sorge su una baia e su un insieme di lagune. La baia è costellata di isolette. Il terreno, lungo la costa e nell'entroterra, è molto accidentato, con picchi appuntiti e ripidi che vengono su improvvisamente dal mare e dalla pianura. Praticamente nel mezzo dell'area urbana ci sono delle pareti che sono considerate (e utilizzate) come palestre di alpinismo di grande difficoltà. La linea della costa, lungo la quale si stende tutta la città, è una interminabile e larghissima spiaggia di sabbia dorata. Il vento, che nei millenni ha modellato il profilo della costa, continuamente modella le onde, rendendole attraenti per chi fa surf e rendendo ancora più movimentato e colorato il panorama. Acqua, montagne, rocce, sabbia... Sono questi gli elementi che danno il carattere alla città, che ne dettano il ritmo. Non (grazie a Dio) il cemento, la pietra e l'asfalto. Quello che intendo dire è che se provassimo a pensare a una grande città come New York, ma anche come Parigi o Roma, e ne togliessimo tutte le case e le realizzazioni umane, rimarrebbe una campagna, una costa, un fiume con qualche isoletta: elementi difficilmente identificabili. Se facessimo lo stesso lavoro a Rio, ne sono sicuro, rimarrebbe ancora Rio, rimarrebbe la totalità del suo fascino.

Rio da corcovado

La baia di Rio de Janeiro vista dal Corcovado (foto da Internet)

L'effetto, specialmente dall'alto, da picchi come il Corcovado o il Pan di Zucchero, è semplicemente mozzafiato. Ogni volta che mi è capitato di ammirare questo panorama, con uno sguardo allargato dall'alto o con un orizzonte più ristretto dalla spiaggia, ho sempre avuto difficoltà a staccarmene, assorbito dalla bellezza, dalla luce, dai colori.

Ipanema

Vista della spiaggia di Ipanema (foto mia, col cellulare)

La mia giornata di libera uscita l'ho trascorsa praticamente tutta a passeggiare sul lungomare di Ipanema, e anche sulla spiaggia, dove i tantissimi bagnanti avranno notato un tizio che arrancava sudando nella sabbia, in Clark's, jeans e camicia a maniche lunghe, rigorosamente con occhiali da vista (e quindi con gli occhi strizzati per evitare il sole abbagliante).

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Altra vista (!!!) della spiaggia di Ipanema (foto mia)

Altro elemento naturale caratteristico, la vegetazione. Rigogliosa e verdissima, figlia del clima subtropicale, a cui alle nostre latitudini non siamo abituati. Personalmente, io non finisco mai di sorprendermi quando vedo piante, che da noi crescono striminzite nei vasi, che qui sono alberi che adornano le strade e i parchi cittadini. Se questo tipo di vegetazione accomuna tutte le città che si trovano a queste latitudini, Rio ha comunque una sua peculiarità, perché è l'unica città - mi dicono - che può vantare una autentica foresta tropicale entro i confini della cerchia urbana. La vegetazione subtropicale produce anche una grande quantità e varietà di frutti. Papaia, frutto della passione (o maracuja), mango, e altri frutti accattivanti per i colori, per le forme, e... per il nome, sono presenti dappertutto. Agli angoli delle strade, ci sono spesso banchetti che vendono succhi multicolori, dal contenuto indecifrabile, con la promessa di miracolosi effetti energizzanti. A differenza del succo di canna pakistano, stavolta qui ho ceduto e ho preso un succo di clorofilla (?) e arancia, dal colore verde, dal sapore vagamente di erba, ma tutto sommato buono e rinfrescante...

Beh, fin qui la Natura, il regno vegetale e quello minerale. Mi tocca, però, dire qualcosa sui brasiliani, cercando di mettere insieme un po' di impressioni accumulate nel corso dei miei ripetuti incontri, negli ultimi anni.

Non è facile descrivere il brasiliano tipico, perché si rischia di cadere nello stereotipo o nel luogo comune, ma è inevitabile, perché per tanti aspetti i brasiliani sono effettivamente come li si dipinge... E in ogni caso, sono una specie a parte, hanno un approccio alla vita tutto speciale, di cui non si può non innamorarsi!

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Sempre spiaggia di Ipanema: ci sarà fra questi ragazzi un nuovo Kakà? (foto mia)

Il brasiliano è una persona che ha voglia di vivere e di godere la vita con naturalezza. Non ho mai visto un brasiliano prendersela, correre e affannarsi, essere puntuale (ma questo non fa incavolare gli altri, a meno che non siano stranieri). Non temono la vecchiaia, l'unico peccato che considerano mortale è quello di rinunciare al divertimento.

Il brasiliano, più che essere un "occidentale", è molto vicino alla umanità istintiva e selvatica degli africani portati schiavi o immigrati in queste terre. La cultura "occidentale" non è riuscita a estirpare da questa gente un senso di profonda intimità con la natura, quasi un culto pagano delle forze della natura e del corpo. Ad esempio i brasiliani hanno trasformato e "integrato" la fede cattolica con tutta una serie di riti animistici e quasi stregoneschi, e quello che sorprende è che persone di ogni ceto e di ogni estrazione culturale partecipano con grandissima naturalezza a questi riti.

Infine, non credo sia una novità ricordare l'amore sconfinato che hanno per la loro musica e per i loro ritmi, che sono parte della vita quotidiana. Della loro musica ne parlerò magari in un post a parte. Mi limito a raccontarvi che almeno in un paio di occasioni, negli ultimi anni, ho visto insospettabili ingegneri che, durante il coffee break di una seriosissima (e pallosissima) riunione, si mettevano a cantare in duetto o in trio qualche bossa, accompagnandosi con percussioni improvvisate usando penne, tavoli e quaderni, bicchieri, bottiglie...   E quando non cantano, e semplicemente parlano, fanno comunque musica... La parlata brasiliana, quel portoghese strascicato e cantilenante (così diverso dal portoghese europeo) è già una base perfetta per ogni melodia, e personalmente starei ore a sentirli conversare.

E questo è, più o meno, tutto. Scusatemi per la lunghezza, ma ho aspettato già così tanto e non mi andava di dividerlo in puntate!

May 05

Ringraziamento

alitaliaSiccome domani andrò a Roma per lavoro, e siccome volerò con Alitalia, mi sentivo in dovere di ringraziare tutti voi che, in qualità di contribuenti italiani, avete contribuito (lo dice la parola stessa) a pagare la maggior parte del  mio biglietto. Grazie di cuore. Vi penserò, quando dovrò scegliere fra "biscotti o salatini".

F.

April 21

La solitudine dei numeri primi

 
Ho letto, con una velocità che non mi è usuale, "La solitudine dei numeri primi" romanzo opera prima di Paolo Giordano. Non mi dilungo in descrizioni, commenti e critiche perché non ne sono capace, e perché se volete approfondire potrete facilmente trovare tutto in rete. O acquistando e leggendo il libro.
Dico soltanto che mi è piaciuto, malgrado qualche piccolissima insoddisfazione per lo stile di scrittura, ed è un libro che consiglierei.
L'ho trovato bello, coinvolgente e originale, a partire dal titolo. E' la storia di due bambini, poi adolescenti e infine giovani, sicuramente imperfetti, le cui vite sono indelebilmente segnate da episodi drammatici dell'infanzia. Non ho potuto fare a meno di pensare alle storie di adolescenti patinati dei libri di Moccia, così lontane e così diverse da queste.
Non è stata una lettura leggerissima, perché non si può fare a meno di condividere l'angoscia pesante in cui sono immersi i personaggi, l'angoscia che deriva dalla incapacità di riuscire a liberarsi dei propri incubi, e di riuscire a vivere completamente la normalità che nasce dai desideri, dai sentimenti e dalle aspirazioni "normali".
E poi, sarò un sentimentalone, ma per tutto il libro ho sempre... e vabbé, non posso dirvi niente, ché altrimenti vi rovino la lettura!
April 18

Virtuality

Capita spesso di leggere, sui media, gli interventi di autorevoli psicologi, sociologi, massmediologi (in una parola: tuttologi) che discettano sulle insidie del mondo virtuale (chat, blog, navigazioni, second life, e tutto il cucuzzaro) soprattutto perché - secondo tali Esperti - porterebbero a ritenere reale un mondo che invece reale non è, dal momento che è privo di ogni contatto con l'esperienza quotidiana. Questo, secondo l'allarme degli Esperti, potrebbe provocare gravi problemi nell'equilibrio e nella personalità.
 
Non ho dato mai grande peso a questi giudizi e a questi allarmi, ma dall'altro giorno ho dovuto rivedere la mia posizione.
 
Infatti, nella piazzetta e nel quartiere virtuale che frequento, e che consideravo (ignaro degli avvertimenti degli esperti) un pezzo rappresentativo del mondo reale, il centrosinistra (in tutte le sue espressioni) navigava verso il 70-80% dei consensi, con un 10-20% di indecisi/estremisti/voti di protesta, e non più di un 10% al centro-destra. Io mi ero frusciato, come direbbe Caffeina, mi ero illuso. Mi ero perfino cominciato a preoccupare del fatto che, fra premio di maggioranza e cose simili, si potesse arrivare a un pur sempre pericoloso parlamento monocolore.
 
Com'è andata a finire lo sappiamo...
 
F.
 
******
 
A proposito, il premier non è ancora premier è già è tornato ai suoi massimi livelli... Avete letto le cronache della conferenza stampa (qui e qui) col suo amichetto di merende russo? E dell'innalzamento del livello culturale degli incontri di stato, che ne dite?
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Updated 5/19/2008
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Alcuni di quelli che lasciano un segno
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ce ne sarebbero tanti altri...
Posti in cui sono stato e che, per qualche motivo, amo