Virginia, in un suo recente post, riporta la notizia (peraltro scritta male) di una nuova tecnica di "sballo" che pare si stia diffondendo anche in Europa, basata sugli effetti allucinogeni generati dall'ascolto di particolari brani sonori ... A me sembra la solita bufala giornalistica, ma comunque io - come la maggior parte degli amici che hanno commentato il post - ho pensato a quanto sia triste dover cercare sempre nuovi metodi artificiali per "sballare", quando abbiamo tanti modi molto più innocui e naturali per raggiungere uno stato di benessere...
Automaticamente, mi è tornato alla mente un appropriato brano dell'indimenticato "Così parlò Bellavista" di Luciano De Crescenzo. Ho frugato su Youtube e l'ho trovato. Per chi non lo conoscesse, eccolo qui.
EasyJet mi piace perché se sei fortunato riesci a pagare veramente poco un biglietto, e il servizio è comunque ottimo (specie se ti porti qualcosa da mangiare da casa...).
EasyJet mi piace perché non vola da e per aeroporti sperduti (come Ryan Air), e da Milano Malpensa si raggiungono un sacco di destinazioni.
EasyJet mi piace perché ha aerei nuovi, puliti, in ottime condizioni (non come quelli di Alitalia, dove le poltrone sono sfondate e i bagni rotti).
EasyJet mi piace perché gli equipaggi sono giovani, carini, allegri... e sembra che a lavorare si divertano... (e qui per carità di patria non faccio paragoni con altre compagnie)
Sentita oggi, appena atterrati a Edimburgo:
"Ladies and Gentleman, welcome to Edinburgh. It is ten past two PM, the weather is cloudy and the temperature is... (pausa imbarazzata perché ha scoperto di non saperlo)... the temperature is cold!"
Oggi ho ricevuto, da Alitalia, la tesserina dorata Freccia Alata.
Questa tessera d'oro si aggiunge a quelle di British Airways e di Lufthansa che già ho. Vi ho già raccontato un po' di tempo fa il valore che i viaggiatori (e io fra questi, non lo nego) danno a questi sciocchi pezzetti di plastica.
Tuttavia, aver ricevuto oggi questa tessera ha un sapore fra il grottesco e l'amaro, data la situazione.
In questi giorni i giochi della politica e gli interessi di parte stanno facendo perdere di vista gli obbiettivi che un vero salvataggio di Alitalia dovrebbe avere, e che secondo me dovrebbero ridursi a recuperare, in ogni modo, il gradimento da parte della clientela.
Ma tutta la storia disgraziata della Compagnia in questi ultimi anni è stata determinata dai giochi politici, e quindi non meraviglia che anche l'agonia sia mossa e determinata dagli stessi fattori.
Alitalia ha una tradizione che meriterebbe ben altre fortune, ma al tempo stesso un passato recente che meriterebbe il fallimento e la sparizione dalla scena... Io mi limito a rinnovare ad Alitalia l'augurio di riuscire, in un modo o nell'altro, a uscire dalla crisi e diventare una compagnia aerea (non necessariamente "di bandiera", dico io...) efficiente, moderna e affidabile.
Se non altro, perché voglio usare ed esibire a lungo questa mia nuova tesserina e accumulare (e spendere) tante miglia!
Eccomi finalmente a casa, stanco ma contento di esserci, come non mai. Ho visto in TV e in internet immagini raccapriccianti, ho sentito notizie terribili. Adesso vado a dormire. Spero di riposare. Vi ringrazio tutti per la vostra partecipazione e la vostra premura.
Il volo è andato bene, anche se di giorno come al solito è un po' lunga. Ma fino a quando la batteria mi ha supportato, ho scritto. Ne sono venuti fuori due post, un po' lunghi (Maumozio, sei avvertito). Uno è qui di seguito, l'altro lo pubblicherò nei prossimi giorni.
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Sono sul volo che mi riporta da Islamabad a Londra, preparando questo post che inserirò appena arrivato.
Si chiude una trasferta che è stata intensa, costruttiva e proficua dal punto di vista professionale, ma dura dal punto di vista emotivo.
La situazione in questo Paese è tutt'altro che serena. C'è una grande instabilità politica, i problemi del vicino Afghanistan si propagano ben dentro i confini del Pakistan. C'è evidentemente chi cerca di sfruttare o di accentuare questa situazione di instabilità seminando il terrore, e questo non fa sentire tranquilli.
Poi, ieri sera, c'è stato l'attentato al Marriott.
Io ero nel Business center al pianterreno del nostro hotel, che è a circa un chilometro di distanza dall'altro. Si è sentito un rumore che non saprei paragonare a nessun altro, una specie di soffio forte e brevissimo. Nell'altra ala nell'hotel, che è rivolta direttamente verso il luogo dell'attentato, chi c'era ha sentito un vero boato, con i vetri che hanno tremato con violenza. Qualcuno è scappato.
Dopo pochi minuti, le TV locali già trasmettevano la notizia e le prime troupe erano sul posto.
E' un evento che mi ha scosso, perché conosco benissimo quell'hotel. Fa effetto vedere le immagini di devastazione di posti che conosco benissimo, vedere le fiamme che escono altissime dalle camere. E mi fa effetto anche perché quarantotto ore prima ero lì, a cena in uno dei suoi ristoranti. E stamattina in TV ne ho visto l'insegna distrutta... Ricordo che mentre aspettavamo la nostra portata (i ristoranti pakistani sono lenti come la morte...) avevamo scherzato per la posizione di un diffusore dell'impianto anti incendio che secondo noi non avrebbe mai potuto funzionare... E abbiamo passeggiato nella hall, fra i negozietti che ci sono al pian terreno, e ammirato un bell'acquario che era stato messo nella hall.
Nel guardare le immagini di distruzione, un cratere enorme di una decina di metri di profondità, le auto accartocciate, gli arredi disintegrati, le fiamme, ho sentito lo spavento di chi si sarà trovato a vivere quei momenti... Il panico, la fuga...
Le notizie più aggiornate, stamattina, parlavano di una quarantina di morti... Spero che abbiano ragione, ma temo che ci siano più vittime... Speriamo bene.
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Stanotte ho dormito quattro ore, ma mi sono svegliato più volte, ad ogni minimo rumore... Le sirene delle ambulanze mi hanno fatto compagnia per tutto il tempo. Non vedevo l'ora che arrivasse il momento di andare in aeroporto, e salutare questo posto.
Stamattina il percorso in taxi è stato come al solito, le strade erano già vive, c'era la consueta animazione, non sembrava fosse successo niente di particolare. All'aeroporto, eravamo più preoccupati del solito. Non fa mai piacere muoversi in un luogo caotico e incontrollabile come quello... Con la sua folla di persone che aspetta non si sa cosa. C'erano due o tre poliziotti in più del solito, ma niente di più. Abbiamo cercato di entrare all'interno nel minor tempo possibile, e per fortuna non c'era troppa gente a fare coda. Ci siamo sottoposti alla sequenza degli interminabili (e inutili) controlli...
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Dai, facciamoci due risate per sdrammatizzare... Vi racconto come funziona la sequenza del check-in all'aeroporto di Islamabad. E' una specie di gioco dell'oca.
Nella prima casella c'è già una difficoltà. Sei sceso dal taxi e cerchi la porta di ingresso dell'aerostazione. Se sei super esperto, la trovi e passi alla casella successiva. Se non sei super esperto rimani un po' nella stessa casella perché la porta è perennemente nascosta da una massa di persone che non ha soluzione di continuità.
Nella casella successiva, sulla porta, due poliziotti ti chiedono il biglietto e il passaporto. Guardano distrattamente il biglietto (una volta gli avevo mostrato per sbaglio quello dell'andata...) e ti fanno sempre passare. Sei dentro, alla casella seguente.
Sei dentro, e lanci i dadi. Se sei sfortunato, ti fermi alla casella di perquisizione bagaglio. Qui puoi spendere un tempo variabile. Te lo fanno aprire, cominciano a scavare dentro... Alla fine, con una fatica immane riesci a risistemare e richiudere la tua valigia, e continui, passando alla casella successiva...
Qui c'è la coda (più o meno lunga... stamattina era piccola, ma si può trascorrere qui anche una buona mezz'ora) per il controllo ai raggi x. In questa coda ogni tanto si infila (o cerca di infilarsi) qualche persona - aiutata talvolta dall'omino che porta i bagagli - che facendo lo gnorri si salta tutta la fila, sbattendo sul tappeto della macchina una quantità spropositata di valigie (ma quante valigie si portano, i pakistani...), e bloccandoti a lungo.
Quando finalmente è il tuo turno, mentre la valigia viene passata ai raggi x, tu passi sotto il metal detector. Questo suona, invariabilmente, l'addetto ti fa una palpatina e (qualunque cosa tu abbia nelle tasche), ti dice comunque di passare oltre!
Recuperi il bagaglio e vai verso il banco del check-in.
Ma qui scatta l'imprevisto. Arrivato al banco del check in British Airways vieni rimandato alla casella di un banchetto che non avevi mai visto prima (ci è successo stamattina, e solo dopo avremmo capito a cosa era dovuto questo extra).
Questa casella è quella di un security check supplementare. Ma il check si riduce a un tizio scrive su un modulo ciclostilato (ebbene sì, esistono ancora i ciclostilati!) il tuo cognome, dopo averlo dedotto dal passaporto (e a me ha scritto il nome di battesimo...) e poi ti chiede di firmare. Fai a tempo a scorgere che ci sarebbero un'altra ventina di righe da compilare, ma non stai a guardare il pelo e vai oltre. Appena firmato, un altro impiegato ti mette un'etichetta adesiva sul bagaglio. O meglio, io oggi avevo il trolley e la borsa del PC. Sul trolley mi ha messo l'etichetta adesiva, e sulla borsa del PC un'etichetta con l'elastichino... Sull'etichetta c'è scritto "VVIP Flight. Security checked". Toglierla e passarla a un altro bagaglio sarebbe uno scherzo. Ma d'altra parte a che scopo? qualunque altro bagaglio sarebbe stato verificato allo stesso modo, cioè per nulla.
Dopo questa coda imprevista, si passa alla coda del check-in al banco della British Airways, che può prendere un'altro quarto d'ora come niente. Inutile fare i fighi e esibire la carta d'imbarco già fatta in albergo, o mostrare tessere e tesserine: si deve fare sempre la coda. Arrivati qui, parte la saga del timbro. La tua carta d'imbarco viene emessa e timbrata, e un'altra etichettina con l'elastico viene attaccata ad ogni bagaglio a mano.
Ottenuta l'ambita carta d'imbarco, passi alla casella successiva: il controllo passaporti. Ah, no... ti sei dimenticato di prendere e compilare il fogliettino dell'Immigration... ritorni alla casella del banco di check-in.
Lo prendi, lo compili, ritorni a fare la coda del controllo passaporti. Anche qui, stesso copione... gente che si infila da tutti i lati, che picchia sul banchetto dell'impiegato mazzetti di passaporti tutti insieme... Alla fine è il tuo turno, e ti prendi il tuo bravo timbro di uscita sul passaporto e il timbro sulla carta d'imbarco. Passi alla casella controllo personale.
Ebbene sì, il controllo ai raggi x era effettivamente troppo approssimativo, pensi tu, questo sarà quello vero, accurato. Per il momento di vera c'è solo la bolgia. Stretti tra il controllo passaporti e i portali dei raggi x, c'è una umanità vociante, sudata, con bambini piangenti... Anche qui qualche tentativo di fare i furbi, ma alla fine arriva il tuo turno. La situazione è di per sé caotica. ci sono due macchine per il controllo dei bagagli, ma una sola porta per il controllo personale. In più le donne devono seguire un percorso diverso, perché la perquisizione (se necessaria) non può avvenire in pubblico. Perciò le correnti di traffico umano si incrociano e si travolgono. Altra finezza. Un cartello avverte che se voli British Airways devi tirare fuori il PC dalla borsa, altrimenti no (notare che invece a Londra te lo fanno lasciare dentro...). Come se poi non fosse possibile scambiarsi i bagagli dopo il controllo... Com'è, come non è, arrivi dopo ripetuti lanci di dado a passare la porta del metal detector. Anche qui suona sempre. Anche qui ti becchi una palpatina (stavolta più... approfondita), e poi ti prendi: un timbro sulla carta d'imbarco, un timbro per ogni etichetta di bagaglio. Passi alla casella successiva.
Fai cinque passi (non esagero, cinque passi) e un altro tizio ti riapre il passaporto, controlla che hai il timbro, poi fa lo stesso controllo sulle etichette del bagaglio. Ti punzona le etichette del bagaglio con una macchinetta come quella dei bigliettai.
A questo punto sei quasi libero. E' trascorso un tempo che va dai quaranta minuti all'ora e mezza. I tuoi piedi, la tua testa, le tue orecchie e soprattutto il tuo naso sono provati, sei più stanco che se avessi fatto un viaggio di dieci ore. Non è ancora finita, ma ti puoi riposare per un po' nella sala d'aspetto.
Quando è l'ora, vai nella casella dell'imbarco. Qui (come succede ovunque) ti controllano la carta d'imbarco.
Procedi verso la casella del pulmino che ti porta all'aeroplano. Ma prima c'è un altro tizio che ti ricontrolla tutte etichette e i timbri, e ti strappa un pezzo delle etichette dei bagagli (furbo... così non le puoi più usare...).
Se sei bravo e furbo prendi il bus dei Vip, che è più piccolo e puzza meno, altrimenti prendi quello grande.
Arrivi sotto l'aereo, e c'è un addetto alla sicurezza che ti controlla il passaporto, la carta d'imbarco, i bagagli e le relative etichette...
Sali la scaletta, senti la frescura dell'aria condizionata dell'aereo, e ti prende una voglia tremenda di abbracciare e baciare la hostess, anche se è una terribile cozza britannica... Hai vinto, ce l'hai fatta ancora una volta.
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Questa è la trafila ben nota che troviamo ogni volta, e la si può affrontare soltanto con rassegnazione e ironia, se non si vuole rischiare l'arresto o l'esaurimento nervoso.
Oggi il clima però era diverso, l'atmosfera pesante, fra noi e fra i molti occidentali in partenza. Nella sala d'aspetto i telegiornali mandavano senza sosta immagini sempre più inquietanti di quello che era successo al Marriott, e con la luce del sole veniva mostrato un panorama desolante.
Il riuscire a salire sull'aereo è stata una liberazione, mi sono sentito rilassato.
Ma è durata poco. Dopo che tutto l'imbarco era stato completato e una delle due scale rimossa, era rimasta ancora una scala e alcuni posti vuoti nella cabina di business. Sembrava strano, il volo doveva essere pieno. Pensavo a qualche ritardatario, speravo si partisse presto perché stava anche arrivando un temporale. Invece ennesimo colpo di scena. Arriva ai piedi della scaletta un corteo di auto, fra cui una mercedes nera blindatissima. Scendono un po' di uomini della sicurezza. Poi la portiera della mercedes si apre e scende qualcuno, che sale sull'aereo. Dopo un secondo mi passa accanto, seguito dai suoi uomini di scorta. Sussulto. E' il presidente della repubblica. Si siede due file dopo la mia. Collego il fatto con la notizia (che avevo letto) della partecipazione prevista del presidente all'assemblea delle Nazioni Unite. Ma non pensavo che viaggiasse con un volo di linea... Ecco cosa significava l'etichetta "VVIP flight"... E' un altro elemento di apprensione. Spero che siano in pochi a sapere di questo viaggio: in passato già più di una volta presidenti e alte personalità sono perite in incidenti aerei, dalla dinamica più o meno chiara... Ripenso alla superficialità dei controlli di sicurezza, ripenso a come sarebbe facile... E poi, un bel lanciamissili dalle case che circondano la pista... Vabbé, insomma, non posso ancora rilassarmi.
A completare il tutto, ci stacchiamo dall'area di parcheggio ma rimaniamo fermi nel piazzale, per un quarto d'ora, perché si scatena un temporale incredibile.
Torna il sereno, finalmente decolliamo. Vedo le case e il caos di Rawalpindi sotto di me, e in lontananza Islamabad e la sua moschea.
Un paio d'ore fa, qui a Islamabad dove mi trovo ancora e da dove ripartirò domani mattina alle 9, c'è stato un attentato suicida che ha provocato un incendio che sta distruggendo l'hotel Marriott, a non più di un chilometro da dove mi trovo io.
Le immagini riportate dalla TV sono impressionanti, l'intero hotel è in fiamme, c'è un cratere profondissimo nel luogo dell'esplosione. Si parla di diverse decine di morti, e di un centinaio di feriti.
Ma la cosa è ancora più impressionante per me, perché al Marriott ho trascorso tanti dei miei soggiorni fino a pochi anni fa, e soprattutto perché l'altro ieri sera ero, all'ora dell'attentato, a cena in uno dei ristoranti di quell'hotel... Anche per stasera, una delle possibili opzioni era quella di andare a mangiare lì, dove ci sono (c'erano...) diversi ristoranti e tutti buoni.
In questo momento sono tristissimo per tutte le persone colpite da questo evento, ma - onestamente - il mio primo pensiero è che non vedo l'ora che venga domani mattina.
Per tutti quelli che sentiranno la notizia e che la collegheranno alla mia presenza qui, e per chi mi ha già chiesto notizie, dico che sto bene, che qui non c'è nessun pericolo, e che - ripeto - domani torno in Italia.
Non voglio riesumare il capolavoro (?) della letteratura erotica ne' tantomeno la sua trasposizione cinematografica che porto' al successo Corinne Clery.
Il mio intento e' soltanto quello di non rimanere impotente davanti a quello che sta succedendo nel blog della carissima Virginia, fino a qualche giorno fa una delle mie piu' gradite e gradevoli letture, e oggi causa di emicranie e affaticamento visivo. Come molti di voi hanno gia' scoperto, a causa di uno sciocco ma pernicioso guasto al tasto "o" della sua tastiera, la nostra eroina - pur di non abbandonarci orfani dei suoi acuti commenti - ha deciso di utilizzare lo "zero" tutte le volte che deve scrivere la "o". A me la cosa provoca - come dicevo - affaticamento visivo, movimenti spontanei e incontrollabili delle orbite oculari, tic, emicrania, inappetenza, nausea, rash cutanei... Non ho idea di quali possano gli effetti a lungo termine.
Per questo, apro su queste pagine un forum, per raccogliere consigli, suggerimenti, e magari anche soldi, per permettere a Virginia di continuare a deliziarci come ha sempre fatto.
Apro io le danze con due consigli. Uno ha un costo economico (siamo pronti a contribuire), e consiste nell'acquisto di una tastiera da utilizzare provvisoriamente collegata al pc finche' quest'ultimo (e' un portatile) non sara' riparato. Il secondo e' un po' macchinoso, ma a costo nullo: quando devi scrivere un post, potresti andare in un tuo post precedente al guasto, selezionare col cursore e evidenziare una "o", copiarla (Ctrl+c) e poi incollarla nel testo del nuovo post (ctrl+v).
Attendo altri contributi. Vi prego, fate presto. E' importante!
E nel frattempo, bu0na d0menica!
PS: niente paura se non vedete le vocali accentate... Non mi si e' rotta la tastiera, sono ancora in Pakistan e sto utilizzando un PC (non mio) con tastiera americana...
Dopo la "pausa" estiva (seppure punteggiata di qualche scappatella a breve raggio) riparte la campagna dei viaggi di lavoro. Si riparte con un vero classico del mio repertorio: il Pakistan!
Sto partendo ora (anzi sono già in viaggio) e il rientro è previsto per domenica prossima. Ci sentiamo!
Leggo su Repubblica.it, e riporto integralmente, alcuni stralci di una intervista alla neo-candidata alla vice presidenza degli Stai Uniti. Questa graziosa (?) signora potrebbe essere al secondo posto nella lista degli uomini più potenti della Nazione più potente del mondo, e se al primo dovesse venire un coccolone, potrebbe avere in mano le chiavi della valigetta che può far saltare il mondo... Altro che buco nero del CERN di Ginevra... C'è da stare allegri!
Prima intervista televisiva per la candidata repubblicana alla vicepresidenza La Nato va allargata e se gli stati membri sono aggrediti bisogna aiutarli
Palin, debutto tv da "donna forte": "Pronti alla guerra con la Russia"
WASHINGTON - Sarah Palin va alla guerra. Nel suo debutto in tv da candidata alla vicepresidenza, manda un avvertimento a Mosca: l'America vuole l'estensione della Nato ad altri paesi ex sovietici e se la Russia facesse un bis dell'invasione della Georgia, è pronta anche a un conflitto armato. "Ucraina e Georgia meritano di entrare nella Nato", dice Palin a Charles Gibson, il giornalista della Abc che ha avuto l'esclusiva dell'intervista più attesa in questi giorni negli Usa. Se Tbilisi fosse stata già parte dell'Alleanza o se la Russia invadesse uno stato membro, aggiunge, gli Usa potrebbero entrare in guerra con Mosca, "perché questo è l'accordo che prendi quando sei un alleato della Nato: se un altro paese viene attaccato, devi aspettarti di venir chiamato in aiuto". Palin ci tiene a chiarire che non ha "battuto ciglio" quando John McCain le ha offerto la candidatura alla vicepresidenza: "Non puoi avere esitazioni, ho la sicurezza e la preparazione che servono". All'intervistatore che le chiede se si sente pronta anche a subentrare al presidente, se al 72enne McCain accadesse qualcosa, la governatrice risponde di sì senza esitazioni. La governatrice dell'Alaska, che in passato ha definito la guerra in Iraq "un compito indicato da Dio", si dice poi "convinta che vi è un progetto per questo mondo e che questo progetto sia per il bene". "Penso che vi sia grande speranza e grande potenziale per ogni paese - afferma - per vivere e veder protetti i suoi diritti inalienabili che sono dati da Dio. Credo che questi siano i diritti alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità. Questo, a mio giudizio, è il grande piano del mondo". Si tratta dei tre diritti affermati nella Dichiarazione d'Indipendenza americana.
Palin era sparita in sordina dall'Alaska due settimane fa, senza che nessuno se ne accorgesse, per spuntare all'improvviso al fianco di McCain come candidato vicepresidente. Adesso è tornata a casa, con un esercito di giornalisti al seguito, accolta come un'eroina locale e trasformata in protagonista della politica nazionale. L'intervista, che la Abc intende proporre a puntate in vari programmi del network fino a sabato, era molto attesa, perché Palin resta un personaggio per ora semisconosciuto per il grande pubblico. La pausa in Alaska durerà poco. Gli strateghi repubblicani pensano di riunire in fretta la coppia McCain-Palin, che ha dimostrato un ottimo 'feeling' in questi giorni di campagna elettorale. Di solito il candidato presidente e il suo vice si dividono nelle ultime settimane di campagna, per coprire più terreno. Ma l'idea di McCain adesso è di tenere al suo fianco la popolare Palin, un po' come avvenne nel 1992 con l'allora inseparabile coppia Bill Clinton-Al Gore, che conquistò l'America con il proprio look giovanile e sconfisse il presidente in carica, George Bush padre. L'11 settembre della Palin è stato accompagnato da immagini ad effetto che sembrano destinate a rafforzarne il personaggio "giù al sud", negli altri stati degli Usa. Proprio nel giorno dell'anniversario dell'attacco all'America del 2001, quando il patriottismo statunitense è al massimo, la governatrice ha partecipato a una cerimonia dell'esercito per salutare il figlio Track, in partenza come soldato per l'Iraq. Il bagno di folla al suo arrivo all'aeroporto di Fairbanks, con 3.000 persone alcune delle quali erano in attesa da sei ore per vederla, servirà inoltre ai repubblicani per insistere sull'immagine di governatore più popolare d' America.
Oggi - credo nella sola Lombardia, ma si sa che "noi" lombardi siamo più operosi - si riaprono le scuole. L'anno scolastico comincia tra le polemiche, perché anche la scuola è diventata terreno di scontro politico e partitico. Io mi astengo da entrare in questo campo, tanto come la penso si sa già.
Mi limito a rivolgere un enorme in bocca al lupo a tutti i ragazzi e a tutti i docenti. Malgrado la Gelmini, date comunque il meglio, perché ne abbiamo tutti bisogno.
Permettetemi però un abbraccio particolare a quelle due ragazze a me molto vicine che quest'anno "corrono" una in terza media e una al quarto anno di liceo: fate le brave, mi raccomando!
Ieri sera, rientrando a casa, ho trovato nella buca delle lettere una busta, grande.
L'ho aperta, e all'interno c'era una rivista, accompagnata da una letterina di presentazione e una tessera.
La rivista si chiama, appunto, "Esperienza"... La letterina si congratulava con me perché sono diventato nientepopodimenoché un "Lavoratore Anziano d'Azienda", e quindi come tale sono stato inserito nell'associazione nazionale di quelli che, in uno slancio di politically correct, non si chiamano più anziani, ma Seniores!
Insomma, ragazzi, e inutile che stiamo qui a girarci intorno: finora erano illazioni, ipotesi, supposizioni, voci... sebbene supportate da qualche segnale di decadimento fisico. Da oggi... da oggi non c'è scampo: sono vecchietto, e ci ho pure la tessera! ;-)
Leggo un "interessante" articolo su Repubblica.it di oggi.
Il titolo, ad effetto, è:
Sciupafamiglie a pagamento in Giappone si divorzia così
di BENEDETTA PERILLI
e, nell'occhiello:
Successo per un'agenzia alla quale si rivolgono mogli che vogliono "liberarsi" del marito.
Il team procura una bella ragazza che lo seduce, e tutto viene documentato
Non ve lo riporto integralmente, né entro nel merito della "notizia"... Non credo che ne valga proprio la pena... Se volete ve lo andate a leggere qui.
Non so se l'articolo compare anche nella versione cartacea del quotidiano, ma comunque rientra fra quegli scritti che infestano i media specialmente in questi periodi estivi, mascherati da articoli di pseudo-scienza (era dell'altro ieri la "scoperta" del gene del tradimento, giusto per restare in tema), di pseudo-cronaca (basti pensare a tutte le idiozie dette sulle compagnie aeree low-cost specialmente dopo il disastro di Madrid), di pseudo-gossip (avete letto della vippissima fidanzata dell'abbronzatissimo ministro Frattini che si dichiara con un comunicato stampa?).
Pur aspettandomi il solito sciattissimo articolo, ho comunque sgranato gli occhi quando ho letto questo passaggio:
"...Niente di nuovo, penserà qualcuno. In Italia già da anni i detective indagano sulle presunte infedeltà dei coniugi. La differenza sta proprio qui. Il signor Tomiya più che un investigatore potrebbe definirsi un Dottor Stranamore al contrario: lui gli amori difficili non li fa resuscitare, ma dà loro il colpo di grazia..."
e mi sono chiesto cosa c'entrasse il film di Kubrick con questa storia... Poi ho capito che l'autrice voleva riferirsi alla trasmissione televisiva condotta dalla buonanima di Castagna, dove però lo Stranamore tutto era fuorché dottore...
Standing ovation (di pernacchie) per la giornalista, dunque. Perché se non si può pretendere di avere un giornalista premio Pulitzer a scrivere anche l'ultimo pezzo di costume, almeno cerchiamo di fare un po' di attenzione, e che diamine!
Siccome il "modello americano" è per noi un riferimento imprescindibile, mi aspetto che la ineffabile Gelmini, dopo essersi occupata dei grembiulini, del miglioramento della preparazione degli insegnanti del sud, dei voti e del cinque in condotta, passi ad affrontare l'argomento sicurezza, traendo sicura ispirazione da questa notizia che ho letto qualche giorno fa.
PROFESSORI IN CLASSE CON LA PISTOLA, SUCCEDE NEL TEXAS
Professori armati di pistola: succede in Texas dove, da lunedi', con l'inizio dell'anno scolastico, gli insegnanti di una piccola e isolata scuola di campagna potranno essere armati in classe in modo da poter reagire a eventuali episodi di violenza. Si tratta del primo caso del genere negli Stati Uniti dove frequenti sono le stragi che si consumano nelle scuole e nei campus. "Il nostro istituto dista 30 minuti dalla prima stazione di polizia piu' vicina. Se succede qualcosa come possiamo difendere i nostri ragazzi?", ha dichiarato David Thweatt, sovrintendente del distretto scolastico di Harrold. "Qual e' la cosa piu' probabile: che qualcuno entri in possesso dell'arma e colpisca accidentalmente uno studente o che un estraneo si introduca a scuola e cominci a sparare all'impazzata?", ribatte Doug Pennington, portavoce della Brady Campaign, associazione che si batte per il controllo dell'uso di armi. Ma per Thweatt l'unica soluzione per prevenire qualunque situazione a rischio, malgrado l'adozione di tutti i sistemi di sicurezza possibili, e' quella di armare i professori. Le regole sono chiare: non si sapra' chi e quanti degli insegnanti sono in possesso di una pistola. I professori dovrannno essere autorizzati dal consiglio d'istituto, avere un regolare porto d'armi e frequentare un corso apposito per la gestione delle situazioni di crisi e pericolo. E' previsto infine a ulteriore garanzia l'uso di munizioni, possibilmente del tipo che non rimbalzano contro le pareti.
Questa non la commento nemmeno... So che c'è qualcuno fra voi che lo saprà fare con maggiore proprietà e competenza. O forse non bisogna nemmeno commentarla, perché l'unico rischio è di portarsi sullo stesso piano... E a quel punto se ne potrebbero dire tante, ma tante...
Il ministro Gelmini a tre settimane dalla ripresa scolastica "Taglieremo 85mila docenti e abbatteremo gli sprechi"
"Scuola del Sud abbassa la qualità. Corsi agli insegnanti meridionali"
CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) - "Nel Sud alcune scuole abbassano la qualità della scuola italiana. In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti". La risposta alle parole di Bossi arriva dal ministro dell'Istruzione. E' passato un mese da quando il leader del Carroccio, dal palco del congresso nazionale della Liga Veneta a Padova, gridò nel microfono che era l'ora di finirla di far "martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord". A tre settimane dall'inizio delle lezioni, Mariastella Gelmini annuncia alla platea di Cortina d'Ampezzo che l'ha invitata ad un dibattito pubblico, la strategia per migliorare la scuola italiana: corsi ai prof del Sud; taglio di 85 mila insegnanti; riduzione degli sprechi.
"La scuola deve alzare la propria qualità abbassata dalle scuole del Sud", ha detto il ministro bresciano. "Organizzeremo dei corsi intensivi per gli insegnanti del Meridione". Sembra che un test elaborato da Ocse-Pisa - l'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione - vede la nostra scuola al 37esimo posto con un trend decrescente di anno in anno. "E' una realtà - ha detto il ministro - a cui bisogna porre rimedio".
E il "rimedio", il ministro all'Istruzione lo pone con i corsi agli insegnanti del Sud e il taglio di 85 mila docenti tra il 2009 e il 2011. "Chi critica la riduzione dei professori, indichi una strada diversa". La Gelmini vuole anche aumentare le ore: "E' giusto dare agli insegnanti gli strumenti per svolgere il proprio ruolo e un riconoscimento sociale. Reinvestiremo i soldi recuperati dagli sprechi e dal taglio sulle spese per il personale, premiando chi raggiungerà i migliori risultati".
Immigrazione: Bossi, "A giorni un accordo con la Libia"
23 ago 22:51
DIANO MARINA - Il ministro delle Riforme Umberto Bossi annuncia che a breve l'Italia chiudera' un accordo con la Libia in tema di immigrazione. "Penso che in questi giorni Berlusconi dovrebbe firmare un accordo con la Libia - ha dichiarato il leader della Lega - e, quindi, si chiudera' per sempre la vicenda degli immigrati provenienti da quel Paese". (Agr)
(Il grassetto e il colore sono miei. La notizia è nelle news di Agenzia del Corriere.it...)
Come già segnalato da Donatella in un suo post dell'altroieri, alcuni giornali hanno riportato l'articolo-intervista del Frankfurter Allgemeine Zeitung alla responsabile di una catena internazionale di Hotel, la spagnola NH, che faceva una graduatoria sulla nazionalità degli ospiti che maggiormente si distinguevano in alcune cattive abitudini, o presunte tali.
Dall'articolo (che potete leggere qui) si evince che: 1) Gli italiani sono quelli che maggiormente fregano gli accappatoi dalle camere 2) Gli italiani primeggiano anche nella classifica di quelli che lavano e stendono la biancheria intima nel bagno della camera 3) Gli italiani, con i tedeschi, sono quelli che spendono di più per vedersi i film (prevalentemente porno?) in pay-per-view 4) Gli italiani non si portano in camera il cibo comprato fuori, cosa che invece fanno i tedeschi, gli inglesi e gli spagnoli
Mi soffermo solo un attimo su questa stupida iniziativa giornalistica, per dire che mi sembra l'ennesimo tentativo di arricchire i soliti luoghi comuni sugli italiani (mariuoli,sessuomani...) con un presunto riscontro statistico. Fare questo gioco non porta da nessuna parte. Se volessi mettermi allo stesso livello, da italiano, potrei allora dire che quelli di altre nazionalità non stendono la biancheria intima in bagno semplicemente perché non se la cambiano... Mi spiace che solo si sia prestata al gioco la rappresentante di una catena di hotel, gli NH appunto (che adesso hanno inglobato anche i nostri Jolly), che io trovavo molto piacevoli.
A parte questo, l'articolo mi ha suscitato alcune riflessioni, proprio come... frequente frequentatore di alberghi.
Secondo me, delle due l'una: o gli albergatori sono affetti da manie di persecuzione, o l'ospite di albergo, appena varcata la porta della propria camera, diventa invariabilmente un cleptomane. Non si spiegherebbe altrimenti la presenza di accorgimenti antifurto incredibili e fantasiosi che compaiono nelle camere degli alberghi di ogni livello. A memoria, ne ricordo alcuni: Il telecomando TV ancorato con catenella, e con il coperchio batterie avvitato. Questo l'ho visto in alberghi di livello medio o medio-basso, e - credo - solo in Italia. L'asciugacapelli ancorato al muro. Sono stati inventati addirittura quegli asciugacapelli fissi che poi si sono diffusi anche in molte case private... Questo l'ho visto praticamente in tutti gli alberghi. Le grucce appendiabiti con il gancio con quel sistema antiasporto, avete presente? Ecco, questa la considero proprio incredibile: l'ho vista anche in hotel da 300 euro a notte, e mi viene da pensare da un lato come possa uno che spende 300 euro andarsi a fregare le stampelline, e dall'altro che cacchio gliene frega all'albergo che ha incassato una cifra del genere (e magari altri 20 euro a persona per la colazione) se qualcuno gli porta via una gruccia... Bah... E infine gli accappatoi, che fanno storia a sé. Siccome credo che nessuno sia ancora riuscito a inventare l'accappatoio antifurto, o attaccato alla catenella, allora l'albergatore che fa? Lavora con una sottile arma psicologica, e ti piazza un cartellino infilato nella tasca dell'accappatoio che ti dice più o meno "Ti piaccio, eh? Ti ho visto come mi guardavi... Ma se proprio mi vuoi, sappi che sono in vendita alla reception". L'ospite medio, di fronte a questo messaggio, si sente smascherato e recede dai suoi propositi. Il ladro incallito (che, come dice il giornale, è per lo più italiano) toglie il cartellino e si piazza l'accappatoio in valigia... Ecco, qui scatta una domanda che mi sono sempre posto. Io, come credo qualunque altro umano, viaggio sempre con valigie al limite della capienza. Come cacchio posso fare ad aggiungerci un accappatoio??? A questo punto, va ipotizzata la premeditazione: "Ah, aspetta, domani sono allo Sheraton... Fammi andare con la valigia grossa che hanno quegli accappatoi così morbidi...".
Infine, vi pongo un quesito etico che più volte mi sono posto durante le mie permanenze in hotel. Cosa è lecito "asportare" dalla propria camera? Ve lo dico subito, io porto via soltanto le pantofoline di pezza, dove ci sono, e le penne. Ultimamente sono diventato collezionista di chiavi, quelle magnetiche, quando sono personalizzate... Per quanto riguarda gli accessori da bagno, che tanto piacciono a Donatella, io non li porto perché ho paura che si versino in valigia e poi, con le nuove norme sui liquidi a bordo degli aerei, è un tale problema portarseli dietro... Talvolta mi porto la cuffietta della doccia, quella sì... Però, scusatemi, secondo me è tutto materiale di consumo (beh, forse la chiave no...). Voi come la pensate in proposito?
Aspetto le vostre opinioni e le vostre esperienze... Nel frattempo - per protesta, solo per protesta - la prossima volta che vado in un hotel NH, mi porto la valigia grossa...
Il vincitore assoluto della munnezza estiva l'ho trovato qualche minuto fa sulle pagine di Repubblica.it. Non volevo credere ai miei occhi... L'evento del comizio estivo di Bossi a Ponte di Legno fornisce sempre spunti altissimi di commedia dell'arte, adeguati a riportare il buonumore negli italiani afflitti dalla calura. Quest'anno alcuni spunti sono arrivati - tra gli altri - dalla spiegazione storica del gesto del dito medio e dalle affermazioni sull'immigrazione. Ma il passaggio clou, quello che supera ogni immaginazione, è un altro!
Ci hanno sfrantumato i cabasisi per due campagne elettorali al grido di "Aboliremo l'ICI"...
E adesso che l'hanno abolita arriva il Senatur e ci grida "Reintrodurrò l'ICI". Non ci credete? Volete le motivazioni? Riproduco la cronaca come riportata da Repubblica.it (ma non pensate che sia una invenzione della propaganda comunista, ne parla anche il Giornale, qui).
Quello che mi fa morire è che - i giornali non lo dicono, ma io ne sono sicuro - quando il leader ha fatto la sua affermazione, i fedelissimi accorsi si saranno spellati le mani dagli applausi.
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Da Repubblica. it 16 agosto 2008
Nel tradizionale comizio di Ferragosto il leader della Lega parla anche della legge elettorale per le europee ("quasi pronta") e di immigrazione
Bossi a Ponte di Legno "Reintrodurrò l'Ici"
PONTE DI LEGNO (Brescia) - Torna a parlare del gestaccio in riferimento all'inno di Mameli, annuncia che reintrodurrà l'Ici, si compiace della linea del governo in materia di immigrazione. Nel tradizionale comizio di Ferragosto, tenuto a notte fonda a Ponte di Legno, Umberto Bossi spazia dall'economia alle riforme, dalla sicurezza alla politica estera.
L'Ici. Il ministro delle Riforme è intenzionato a reintrodurre l'Ici. "La rimettero" dice spiegando che bisogna passare da un sistema di finanza derivata, in cui è lo Stato a dare i fondi agli enti locali, a una forma di autonomia finanziaria, in cui loro stessi prendono direttamente le tasse. "I cittadini - aggiunge il leader del Carroccio - sono disposti a dare, se le tasse vanno ai loro Comuni, perché vedono i risultati: strade, aiuole".
Dell'ipotesi di reintrodurre l'Ici Bossi non ha ancora parlato né con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti né con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma della sua idea è assolutamente sicuro. "Bisogna dare a ciascuna istituzione l'autonomia finanziaria", ripete. Visto che le Regioni si occupano dell'industria il ministro pensa a una tassa che riguardi la produzione (ma non l'Irap che "è brutta") per poi investire ad esempio "nelle fiere", cioè per aiutare le stesse imprese ad essere competitive.
Bossi non vuole però sentir dire che la Lega aumenterà le tasse. "Il federalismo - prosegue - è la riduzione delle tasse". Il fatto che i finanziamenti alle Regioni, spiega, per quello che fanno non sarà più basato sulla spesa storica (cioè su quello che ciascuna paga i vari servizi) ma sul costo standard (cioè sulla media di quanto una prestazione costa nelle diverse regioni) permetterà di risparmiare. In pratica, il progetto del leader leghista per il federalismo fiscale è che "se un ragazzo a scuola costa 10 lire in media si danno a tutte le regioni 10 lire: non ci possono essere Regioni che pigliano di più e Regioni che pigliano di meno".
Il dito medio. "Non è un insulto ma una memoria storica", dice Bossi del gesto a dito medio alzato fatto durante un comizio a Padova a luglio in riferimento all'inno di Mameli."Ma l'inno nazionale - ha tenuto a sottolineare - non c'entrava niente". Il leader della Lega si lancia quindi in un excursus storico: il gesto è nato nell'antichità perché i romani tagliavano agli arcieri nemici il dito medio per impedire loro di scoccare ancora frecce, pratica ripetuta dagli inglesi con i francesi. "Non disperare cara Paola - afferma muovendo la mano rivolgendosi alla parlamentare veneta Paola Goisis che si occupa di riforma di scuola - ce l'abbiamo ancora".
Immigrazione. Bossi è soddisfatto degli effetti ottenuti dalla politica del governo: "Ora nei popoli che prima venivano da noi è arrivata l'idea che è inutile venire perché tanto li rimandiamo indietro", dice commentando i dati sull'aumento degli sbarchi di clandestini ma anche delle espulsioni nei primi mesi dell'anno. "Già ora - afferma - anche se è vero che gli effetti non sono visibili in pratica, il messaggio che è uscito è: 'non venite perché non vi vogliamo". Quindi il capo della Lega Nord liquida le accuse di Famiglia Cristiana sul rischio di una forma di fascismo come "sbagliate": Non c'entra niente con il fascismo. Noi semmai aiutiamo i popoli che ora non avendo da vivere fanno scappare i loro cittadini. Bisogna aiutarli a vivere a casa loro, stimolare la capacità di impresa e di lavoro".
Legge elettorale per le europee. "Va fatta entro il prossimo mese", afferma il titolare delle Riforme precisando che il suo "ministero l'ha più o meno pronta". "Dobbiamo tener conto - aggiunge - anche di quello che vuole il presidente della Repubblica. Vuole che partiti, formazioni politiche troppo piccole di inesistente capacità politica e organizzativa alla fine non vadano a finire in Europa. Ne terremo conto e faremo una legge adeguata".
La crisi nel Caucaso. Se l'Unione Europea "si muove" si può arrivare a una soluzione fra Russia e Georgia, sostiene Bossi che nei giorni scorsi ha aperto alla possibilità di inviare truppe italiane in Ossezia. "La Russia - è la sua tesi - non si può mettere contro l'Unione Europea. E' una delle prime volte che l'Europa, nel caso specifico, è più forte dell'America. Non si tratta di bombardare, si tratta di impedire una guerra tra georgiani e russi".